Il nuraghe Diana

Tra storia e leggenda

Misteri, combattimenti e scoperte

Il Nuraghe Diana può vantare una storia unica, che si porta dietro racconti popolari e misteri, intervallati da eventi reali e storie fantasiose.

Nei millenni il monumento ha infatti ispirato audaci leggende di pirati e tesori e testimoniato sanguinosi scontri tra corsari - il promontorio ai suoi piedi forse non a caso si chiama is Mortorius, nome sinistro a dispetto della sua bellezza.

Le vicende arrivano sino all'era moderna, durante la seconda guerra mondiale, quando fu occupato dai militari per poter essere utilizzato come vedetta sul mare stavolta a protezione delle batterie antisbarco. 

Terminato il conflitto iniziarono negli anni 2000 gli scavi che portarono alla luce un complesso nuragico dall'architettura unica regalata dagli antichi architetti, svelando delle tecniche costruttive sfidanti anche le leggi della fisica e inusuali. In alcuni punti si puà notare che le pietre posizionate in alto sono più grandi di quelle posizionate alla base, oppure che l'ingresso ricalca la tecnica costruttiva del dolmen con l'architrave e i laterali ciclopici.

Un nuraghe che nei millenni non smette di stupire.

Leggenda della Pirata Capitana

Tra immaginazione e contesto storico

Sulla terra sarda sono rimaste impresse centinaia di migliaia di orme da parte di genti vicine e lontane, ospitate nel tempo dalla accogliente Sardegna. Purtroppo, nel corso del passato, alcuni individui si sono rivelati ingrati e irrispettosi nei confronti degli abitanti dell’Isola. Basti pensare al periodo storico delle invasioni piratesche, durante il quale l’isola indifesa subiva razzie e devastazioni in tutto il territorio.

Una volta, un attento osservatore e capace cantastorie, inventò una storia che poi divenne nota come “la leggenda della Pirata Capitana”.


Si racconta che una ciurma di pirati saraceni approdò sulle coste quartesi con l’intento di fare scorribande, saccheggiare e conquistare il luogo.

Chi guidava l’impresa era il temutissimo capitano Mujahid, che dapprima si era promesso di occupare l’Isola per via della sua posizione centrale nel Mediterraneo.

Accadde poi che il suo animo bellicoso si ammorbidì ben presto, quando si rese conto di essere perdutamente innamorato della propria schiava. I due, infatti, erano diventati fedeli compagni di scorrerie e Mujhaid la rese a tutti gli effetti una sua pari, denominandola “Capitana”.

Tuttavia, la ciurma dovette ben presto ripartire per mare alla ricerca di altre fortune, quindi Mujhaid chiese all’amata di attendere il suo ritorno sul promontorio di “Is Mortorius” da dove poteva vedere il suo veliero al suo ritorno. Alla amata, il pirata Mujahid, aveva affidato un compito di grande importanza: custodire le ricchezze e i bottini, frutto delle loro scorribande.

Si racconta che il tesoro venne nascosto all’interno del Nuraghe Diana e sorvegliato dalla pirata Capitana giorno e notte. Si narra che chiunque avesse provato ad avvicinarsi venisse malamente malmenato e legato con le catene, finché il pirata Mujahid non sarebbe tornato. Quest’ultimo, però, non riapparve mai più e gli occhi della Capitana, pieni di lacrime, lo chiameranno disperati per l’eternità.

Si dice che, sulla punta del promontorio di Is Mortorius, proprio dove era situata la torre saracena prima di essere distrutta durante il II conflitto mondiale, si possa udire il suono del suo pianto e del suo lamento.


La leggenda si presenta al contempo avvincente, tragica e romantica, perfettamente degna del fascino delle collocazioni in cui si verifica la vicenda. Benché si sappia che la Pirata Capitana non sia realmente esistita, alcuni affermano il contrario e persino ammettono di aver visto il suo spirito mentre si aggirava dentro il nuraghe, avvolto da un lungo mantello ornato di pietre preziose.

Negli anni ’60-70, bande di tombaroli violarono il Nuraghe guidati da un medium che prometteva loro di trovare il tesoro nascosto dai pirati; così scavarono illegalmente, compromettendo in parte le stratigrafie archeologiche e recando danni al monumento. Alcuni raccontavano che la Capitana legasse i visitatori indesiderati, facendo passare una catena all'interno di due grossi anelli, effettivamente presenti nel Nuraghe ma che secondo gli archeologi si trattava di grossi anelli posti dai militari, che si insediarono nell’area durante il II conflitto bellico e che operavano nella batteria antinave “Carlo Faldi” che si estendeva su un’area di circa 7 ettari e che costituiva uno dei bastioni del “Fronte a Mare” del Golfo degli Angeli e risultata l’ultima batteria antinave ad essere allestita.

Ancora oggi la Pirata Capitana resta un personaggio radicato nella memoria quartese, tanto che più volte si è tentato di ricostruire la figura per testimoniare la sua esistenza. Parrebbe siano stati rinvenuti degli atti di compravendita ottocenteschi che segnalano la presenza di una certa acquirente che si firmava proprio con il nome di “Pirata Capitana”. Attorno a questo mito vi è una splendida atmosfera di mistero, che avvolge tutt’ora la zona costiera di Quartu, il promontorio di Is Mortorius e l’incantevole collina in cui si erge il Nuraghe Diana.

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